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Storia della Parrocchia San Francesco


A novembre 1638, a pochissimi anni dalla fine della Grande Peste, una comunità di Frati Minori Conventuali di San Francesco si stabilisce alla Borgata per l’assistenza spirituale alla sventurata, devastata popolazione sopravvissuta all’epidemia di peste che  ne ha ucciso i due terzi.
Da quell’anno, i Conventuali iniziano la costruzione del convento, loro residenza, e della chiesa di San Francesco.
Il 15 ottobre 1668, l’Arcivescovo di Torino, Michele Beggiamo, durante la sua Visita Pastorale alla Prioria di San Vito, vede anche “l’Ospizio dei Padri Conventuali” alla Borgata: la chiesa è già praticamente costruita anche se al suo interno c’è solo l’altare maggiore.
Una lapide marmorea del 16 ottobre 1696, ora nel corridoio della Sacrestia, che ricorda il legato testamentario del Cavaliere imperiale Giuseppe Ambrosio di Chialamberto di duecento monete d’oro per una messa settimanale perpetua, è la prova lapidea che, in quella data, la chiesa di San Francesco è già costruita e operante.
Nel 1760, anno in cui si termina il campanile, si concludono i lavori di costruzione avviati dai Minori Conventuali.Il 9 gennaio 1753 si consacra solennemente l’altar maggiore nell’assetto in cui lo vediamo ancora oggi, ad eccezione del Tabernacolo di sicurezza realizzato in occasione del primo centenario della parrocchia nel 1899.
Il 6 ottobre 1797, con suo decreto, Carlo Emanuele IV, impone alla Chiesa piemontese un contributo straordinario di cinquanta milioni di lire oro per rimediare, in parte, al dissesto del Tesoro dissanguato dalla guerra contro la Francia rivoluzionaria. Il Breve di Papa Pio VI, 18 luglio 1797, autorizza il Re di Sardegna a richiedere un contributo alle organizzazioni religiose, fino a cento milioni di lire oro  e consente all’Arcivescovo di Torino di sopprimere i piccoli conventi per far fronte, con le loro proprietà, in parte, al contributo richiesto. Nella sola diocesi di Torino vengono soppressi nove piccoli conventi tra cui quello di Piossasco.
Il 3 marzo 1798, don  Carlo Francesco Sacco, avvocato fiscale generale della diocesi di Torino, è a Piossasco per stilare lo strumento di chiusura del Convento.
Il 20 giugno 1798, il decreto dell’Arcivescovo Carlo Luigi Buronzo del Signore erige la chiesa di San Francesco in comparrocchiale della chiesa di San Vito.
Il 6 marzo 1799, la chiesa di San Francesco viene eretta in parrocchia “vera ed assoluta” facente parte della Vicaria Foranea di San Vito: a gennaio di quello stesso anno il Priore di San Vito aveva rinunciato a gestire la comparrocchiale.
Con altro decreto nella stessa data, l’Arcivescovo, su pressante richiesta della Municipalità rivoluzionaria locale, nomina Economo della nuova parrocchia Fra Gavino Mayna da Poirino, Minore Osservante di San Francesco, a Piossasco per la predicazione del Quaresimale.
Ancora, su invito del Governo Provvisorio, opportunamente stimolato dai piossaschesi, il primo maggio 1799, l’Arcivescovo nomina parroco di San Francesco Fra Gavino che, sciolto dai Voti religiosi e ripreso il suo nome di Battesimo, è divenuto il prete secolare  don Gioanni Matteo.
Il giorno dopo, 2 maggio, don Gioanni Matteo Mayna fa il suo ingresso parrocchiale.
Quel giorno, il sogno plurisecolare degli abitanti della Borgata, di avere una parrocchia in loco per evitare la doppia, lunga scarpinata domenicale, con qualsiasi condizione stagionale e climatica di giovani vecchi e bambini fino a San Vito, finalmente si realizza!
Don Gioanni Matteo, durante  tutto il difficile periodo napoleonico, organizza e dota la nuova parrocchia delle diverse organizzazioni di fedeli all’epoca necessarie. È  parroco di San Francesco per quasi vent’anni.
Gli succede don Giovanni Michele Peynetti, che rimane  per soli due anni dal 1820 al 1823. Con la casa parrocchiale ridotta a soli tre vani, fatto che gli impedisce di potersi avvalere  di un vicecurato e per le ristrettezze economiche impostegli dalla congrua troppo modesta, rinuncia alla parrocchia.
Don Cesare Obert Marchese fa il suo ingresso parrocchiale nella piccola chiesa di San Francesco, ad una sola navata, nel 1824 e vi rimane fino alla morte nel 1859. È il parroco delle Guerre d’Indipendenza. Con l’Amministrazione Comunale, il contributo dei parrocchiani e con soldi suoi fa costruire la navata di destra della chiesa, dando così inizio alla serie dei lavori di ampliamento che dureranno fino al 1902. Fu l’ultimo prete ad essere seppellito nella tomba in chiesa riservata agli ecclesiastici. Una lapide, nella navata da lui fatta costruire lo ricorda.
Don Giorgio Gioliti, quarto parroco di San Francesco, regge la parrocchia dal 1859 al 1890. È il parroco della “breccia di Porta Pia” che segna la fine del potere temporale del Papa – Re e l’inizio dell’Unità d’Italia. Fa costruire la navata di sinistra, attrezzare il coro cogli stalli già dell’Abbazia della Novalesa e acquistare i quadri della Via Crucis. Durante la sua gestione, l’Amministrazione Comunale costruisce il nuovo cimitero, il quarto, nella regione detta del Posasso, in prossimità della Cappella di San Bernardo. Don Gioliti vi acquista un lotto e con il Priore di San Vito, costruisce la tomba riservata ai parroci delle due parrocchie.
Il Teologo don Angelo Bosso regge la parrocchia tra il 1890 e il 1896 dove muore improvvisamente a soli 32 anni d’età. Piccolo di statura, viene ricordato come “u previ cit” ma soprattutto come predicatore di prim’ordine. Cura personalmente la decorazione del presbiterio e fa dipingere dal noto pittore Morgari il medaglione sopra l’altar maggiore che rappresenta i due importanti riferimenti della comunità parrocchiale: la Madonna del Carmine e San Francesco.
Il Teol. Don Emilio Lanza è parroco dal 1896 al 1931. Fa realizzare nel 1902 l’ultimo ampliamento della chiesa che viene allungata di circa quattordici metri. Fa ampliare anche la casa parrocchiale costruendo l’edificio, alle spalle della chiesa, prospiciente la piazza Ten. Nicola. Straordinario comunicatore, gli dobbiamo anche l’Asilo Infantile Gianotti e l’Ospedale San Giacomo. È il parroco del primo centenario della parrocchia, della prima guerra mondiale e dell’affermarsi della dittatura.
Gli succede il Teologo don Carlo Gianolio che è parroco dal 1931 al 1967. È il parroco degli anni difficili della dittatura, della guerra d’Africa, della seconda guerra mondiale, della guerra di liberazione, della ricostruzione, dell’industrializzazione e del Concilio Vaticano II. Come testimone del variegato comportamento umano nei momenti di grandi cambiamenti, è uomo disincantato che ha come unico valore di vita il bene della sua parrocchia e dei suoi parrocchiani. È il primo parroco a dover lasciare inaspettatamente e con sofferenza la parrocchia al compimento dei settantacinque anni. Appassionato di musica sacra ed esecutore lui stesso, acquista lo straordinario organo in chiesa.
Don Franco Martinacci è parroco dal 1967 al 1979, anno in cui lascia la parrocchia. È il periodo di maggior espansione demografica del paese conseguente all’insediamento Fiat di Rivalta. In quegli anni si costruisce a Garola la chiesa succursale di Sant’Antonio Abate e si avviano i lavori di costruzione della chiesa di Gesù Risorto.
Don Guido Fiandino, già a Piossasco dal 1970, è parroco dal 1979 al 1990. Straordinariamente capace di coinvolgere le persone, porta a compimento la chiesa succursale di Gesù Risorto, la inaugura nel 1980 e soprattutto ne paga le spese. A lui dobbiamo soprattutto la coesione tra le diverse culture che si insediano in paese.
Don Bernardo Garbero è parroco dal maggio 1990 ad ottobre del 2010. Lascia la parrocchia per raggiunti limiti d’età. È il parroco che guida gli eventi del secondo centenario di erezione della parrocchia. Con lui si realizzano importanti opere di manutenzione alla chiesa di Sant’Antonio, a Gesù Risorto, alla casa e chiesa parrocchiale. A lui tocca anche riunire, con un solo parroco, le comunità sorelle di San Francesco e dei Santi Apostoli. A lui dobbiamo soprattutto la riflessione sui valori della spiritualità, dell’impegno personale, e dell’essere Comunità di fede dettati soprattutto dal suo autentico spirito francescano.
La presenza e l’attività pastorale delle Suore nella Parrocchia San Francesco (a Gesù Risorto) si è realizzata con due Congregazioni: dal 1981 al 2002 con la Congregazione delle Suore di Santa Maria di Loreto (di Vercelli). Dal 2004 con la Congregazione delle Suore Missionarie di Maria Ausilaiatrice.
Le Suore hanno vissuto e stanno tutt’ora  vivendo una intensa attività pastorale nell’Oratorio di Gesù Risorto (con la collaborazione di laici adulti e giovani), nella Catechesi, nella visita alle famiglie, nei gruppi giovanili e nell’animazione delle Messe.
Dal mese di ottobre 2010 è undicesimo e attuale parroco di San Francesco don Giacomo Garbero.
Ricordare tutti questi preti per le sole opere concrete realizzate significa far loro il torto di trascurare la relazione segreta e misteriosa di bene, di sacrificio e di guida che li hanno legati alla gente del loro tempo e di cui siamo gli eredi.
Nei decenni, con presenze e modalità diverse, la partecipazione e la responsabilità dei laici è stata grande, negli svariati campi della vita quotidiana e nei diversi settori della vita parrocchiale: dai volontari per la pulizia delle chiese e per la manutenzione dei locali, alle catechiste/i, ai gruppi di formazione e di ascolto della Parola di Dio, al coro, ai gruppi di animazione della liturgia, dell’oratorio, di solidarietà nei confronti dei più poveri; responsabili per la preparazione al Matrimonio, per l’animazione dei gruppi giovanili, dei gruppi famiglie, dei gruppi anziani, delle associazioni.
Ricordarli tutti sarebbe un’impresa enorme. Tuttavia non possiamo dimenticare ciò che il Concilio Ecumenico Vaticanio II° ci ha ricordato parlando della Chiesa come “Popolo di Dio”, nella fondamentale unità e uguaglianza di tutti coloro che la compongono, pur nella diversità dei ruoli (laici, religiose/i, preti, vescovi e papa).